sabato 18 febbraio 2012

Due in una.... oppure... in due alla meta

Incontro di menti e di cuori,
anime volanti imprigionate
che unite riescono a riprendere il viaggio.
Pensieri che si completano,
parole silenziose, pronunciate dal cuore,
lacrime di gioia, tremore di emozione.
Tutto naturale, semplice, reale.
Si può stare bene, si può ricominciare.
Le paure, le ansie, le preoccupazioni,
per due ore lunghissime rinchiuse,
non devono intromettersi, non troveranno spazio.
La vita, susseguirsi di attimi,
in un attimo è diventata vita.
Ho trovato l'altra metà della mela,
me la tengo stretta.... ricostruisco l'intero.



mercoledì 15 febbraio 2012

La cima dei desideri

I profumi ed i colori mozzano il fiato.
Non so come siamo arrivati qui. Dopo tanto mare il desiderio di fermarci sulla terra ferma ci ha colti all’improvviso. Mio fratello ama il mare, ma la montagna è la sua vita.
Viceversa io non la conosco per niente, non so cosa posso aspettarmi, cosa posso permettermi e cosa, invece, devo evitare.
Vedo in lontananza le cime innevate e siamo in pieno agosto.
Il candore della neve contrasta in maniera meravigliosa con l’azzurro del cielo. E poi, tutto circondato dal verde della radura.
Sono incantata, sul serio.
“Simo apri sti oci…. Xe tardi!!! La montagna va affrontata di giorno, non puoi pensare di camminare a notte inoltrata…. Xe pericoloso!!!”
Il mio fratellone saggio, ce la mette tutta per farmi fare le cose come si deve, ma io sono più testarda di un mulo e finisco sempre per combinare dei gran pasticci.
“Gian, fratellone del mio cuore, senti io voglio arrivare lassù, fino alla cima, voglio bere la neve….”
“Sei sempre la stessa, completamente fuori di testa!!! Bere la neve, questa mi mancava…… “
Mi guarda, mi strizza l’occhio e …. “cammina strega…. Altro che fata… tu sei una strega!!! Se vuoi arrivare in cima tu devi camminare ed anche di buon passo…..”
“Ma io sono….”
“Zitta sai o stavolta la padella la prendo io sul serio…. E te la rompo su quella testa dura che hai!”
Mi incammino, con il naso all’insù secondo le mie abitudini e fermandomi ogni trenta secondi a guardare, odorare, fotografare.
Mio fratello, che ha veramente la pazienza di Giobbe, mi lascia fare, solo ogni tanto mi afferra per un braccio e mi sollecita ad accellerare il passo.
Il cammino si sta facendo duro, la salita si fa sentire ed io non sono affatto preparata ad affrontarla….
“Gian, mi manca il fiato, respiro male, ho freddo!!!!”
“Guarda la cima e vedi che ti tornano le forze, ma stammi vicino, che non mi va di venirti a raccogliere in fondo ad un burrone….”
Mi viene istintivo il desiderio di utilizzare la polverina magica, quel poco che ne è rimasto, per arrivare in pochissimo tempo e senza fare fatica, ma, al tempo stesso, mi è chiarissimo che se facessi una cosa del genere mi perderei il gusto dell’avventura che stavamo affrontando.
La fatica si compensa con la meraviglia del panorama, più saliamo e più mi si libera la mente….. mi sento leggera, come se tutte le paure, le preoccupazioni, le ansie, fossere rimaste giù, a far compagnia alla pianura.
Il freddo inizia a sentirsi sul serio…. Nonostante lo sforzo, sento che mi si sta gelando la punta del naso e le dita delle mani.
“Gian…. Tu che sai tutto… spiegami una cosa, perché d’estate al mare, appena prendo due ore di sole mi ustiono il naso??? E perché ora, il freddo mi sta congelando sempre la punta del naso??? E non venirmi a dire che è perché ce l’ho grosso, perché lo vedi da solo che non è vero!!!!”
“Un’altra delle tue domande esistenziali…. Cosa vuoi che ne sappia io….. dai cocola che manca poco… un ultimo sforzo e ci siamo….”
Nel parlare mi tira una felpa che aveva provvidenzialmente nel suo zaino…. Magari neanche tanto provvidenzialmente, magari lo sapeva che io non l’avrei portata e lui ne ha prese due!!!
Con il calore riconquistato e la cima quasi raggiunta, tutto riprende a sorridermi.
Sono sempre io….. lunatica come pochi, con la fantasia che galoppa e la paura che mi assale all’improvviso.
So che non è facile starmi vicino, passo dall’euforia all’angoscia nell’arco di trenta secondi, piango, rido, mi diverto e mi annoio tutto nell’arco di 30 minuti.
“Fratellone, siamo in cima, ora vieni qui, siediti vicino a me che devo dirti una cosa importante. Questa non è una cima qualunque, qui si realizzano i sogni, qui le speranze si trasformano in realtà ed i desideri si avverano.”
Siamo arrivati, non alla fine del viaggio, ma alla fine di quest’altra avventura si.
Niente creature fatate, solo la natura e noi.
Il bianco della neve ci avvolge ed istintivamente chiedo a mio fratello di avvicinarsi, di ascoltare il silenzio con me e di provare a spiegarmi…. Si di provare a spiegarmi il mistero della montagna e del fascino che emana.
“Non c’è una spiegazione, Simo, è la sensibilità di ognuno di noi che ci consente di entrare in simbiosi con la natura e di viverne la magia. Se questa, come dici, è una cima incantata, esprimi un desiderio e non dirlo, non parlarne con nessuno, neppure con me.”
Non ho molti desideri da realizzare, dico sul serio, ma voglio cogliere l’occasione e lo farò…. rimarrà un segreto per tutti…. Solo io saprò quale sia la mia speranza più recondita e, forse, qualcuno che ormai mi capisce come e più di me stessa.
Se il sogno si realizzerà potrò dire di aver vinto, di essere tornata Simona e di aver ritrovato me stessa totalmente e completamente, per il momento mi accontento di quello che ho e mi sforzo di non esagerare con paure e paranoie per non rendere troppo difficile la vita a chi mi vive vicino o condivide con me anche solo i pensieri!!!


martedì 14 febbraio 2012

Maturità

Iniziano gli orali!!! Ed io sono l’ultima della giornata!!!
Bene, dopo tanta attesa, ci siamo: l’interrogazione.
Filosofia: tesina su Hegel, il mio preferito!! Inevitabili i confronti quando si porta un argomento del genere: iniziano le domande su Kant, su Platone e…. Socrate. La mia disinvoltura nel rispondere e nello spostare la discussione su temi a me più congeniali avrebbero dovuto indurre il nostro membro interno a tacere ed invece…… “Mi scusi Presidente, ma lei sta facendo delle domande su argomenti che l’esaminanda non ha nel programma di quest’anno!!!”
Spontaneamente mi parte un calcio…. Ma dai, lo vede che va tutto bene… perché mettermi in difficoltà? E invece succede proprio questo… il Presidente si indispone e comincia a “maltrattarmi”. L’interrogazione va bene, ma io sono decisamente in difficoltà…. Sembra che si stia divertendo a provocarmi… iniziamo a discutere il tema….. “Signorina, che dire, scritto molto bene!! Concetti molto ben espressi e chiari, ma, e mi dispiace dirlo, non concordo minimamente con le sue considerazioni personali!!! Mi dispiace dirle che non si può parlare di un’educazione “naturale” se lei mi dice che comunque i bambini vanno seguiti e controllati. Così li priveremmo della loro libertà di espressione!!!”
Giuro, in quel momento ho dimenticato che stavo facendo la maturità e chi mi trovavo di fronte!!!
Ho iniziato a ribattergli parola su parola!!!
“E certo…. Perché secondo lei io dovrei lasciare che un bambino di cinque anni, o magari anche più piccolo, facesse ciò che vuole??? No, me lo dica? Lo vedo che si arrampica sul davanzale di una finestra e, siccome deve fare le sue esperienze, invece di farlo scendere gli dò una bella spinta!!!” niente da fare ero veramente partita per la tangente… non mi avrebbe potuto fermare più niente e nessuno….
Per fortuna il tormento finisce…. Passiamo a matematica…. Il compito è perfetto, ma non lo possono considerare tale perché non è stato del tutto ricopiato (qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo, ma lo farò in un altro momento) …. Chissene importa….. l’esaminatrice mi domanda di dimostrare il teorema di Pitagora, io, ormai completamente fuori di testa, le rispondo….”glielo posso anche dimostrare, sono capace di farlo, ma tengo a precisare che non è nel nostro programma” e lei “ma cosa dice, lei diventerà una maestra…..” insisto “appunto…. E secondo lei a un bambino di dieci anni il teorema di Pitagora si dimostra…. per favore!!!”.
Ero completamente fuori controllo…..
Passiamo a Geometria astronomica. L’esaminatore, questa volta una persona per bene, cerca di farmi rilassare…. “Su signorina, sta andando bene!!! Mi parli un po’ dell’orientamento dell’indigeno”
Oddio, ho pensato, questo è matto…. Moh l’orientamento dell’indigeno che è!!!, mi volto verso il membro interno che ci insegnava proprio quella materia e dallo sguardo capisco che si trova nel mio stesso imbarazzo!!!
“E va bene…. Sentiamo pure questa oggi!!! Che sarebbe l’orientamento dell’indigeno????” e lui con un sorriso che non dimenticherò mai “ma su, una ragazza intelligente come lei!!! Supponiamo che si trovi in una città che non conosce, dove non è mai stata, non ha una cartina a sua disposizione e deve assolutamente raggiungere un posto, cosa fa???”
Lo guardo…. Guardo il membro interno e poi: “fermo er primo che passa e je chiedo: senta devo annà qui, che strada devo fa’?”
Risata di tutta la commissione, Presidente compreso, e il professore: “visto che lo sapeva!!! Complimenti, io ho finito con lei!!”.
L’esame era finito, non so quanto tempo fosse passato, a me è sembrato un’eternità, mi alzo, completamente sudata…. Mi volto per andarmene, vedo il mio ragazzo in fondo al salone, gli occhi mi si riempiono di lacrime, ma sento un “toc toc” dietro la spalla, ricaccio indietro le lacrime e mi volto… è il Presidente della commissione, mi tende la mano e dice: “Complimenti, di cuore, ha dimostrato di essere una persona con le idee ben chiare e di avere a sua disposizione tutti gli strumenti per difenderle!!!” Stringo quella mano…. Mi volto, volo tra le braccia del mio ragazzo, che abbracciandomi mi dice: “Aspetta, usciamo prima, aspetta non piangere ora o rovini tutto!!!”
È stato 54, una bella soddisfazione, al di là di tutto!!!

Questa vuole essere una dedica, un incoraggimento, un ammonimento, per mia figlia, per i suoi amici tutti, con un pensiero speciale a quelli che conosco di più, che sento un po’ anche figli miei!!!
Non so’ come andrà la vostra di maturità, so solo che sarà un’esperienza indimenticabile, comunque vada, vi segnerà la vita…. fate quello che vi sentite…. Probabilmente il mio atteggiamento non è stato quello giusto, ma era il mio…. Voi usate il vostro ed andrà tutto bene!!!
Un abbraccio a tutti ed in bocca al lupo!!!

Va in scena l'amore

Siamo in ballo ed ho deciso di ballare, ma è difficile .
Sul palcoscenico sono sempre imbarazzatissima, mio fratello è un'ottima spalla, ma è distratto e troppo abituato a queste situazioni rispetto a me. Devo fare da sola e non è che la cosa mi piaccia poi molto.
Fare teatro è qualcosa che non mi appartiene affatto, non conosco regole, tempi, usi e costumi.
Guardo Gian alle prese con il pubblico ed invidio la sua serenità, la sua noncuranza, il suo essere sempre presente a se stesso.
Oggi siamo in Val Rosandra, il sogno della mia vita, il posto che ho scoperto di amare guardandolo in una foto.
Sono certa che qui è possibile qualsiasi miracolo.
Decido di non lasciarmi prendere dallo sconforto, anche se la tentazione di mollare tutto e di tornarmene a casa è forte.
Mi trattiene la Valle, l’affetto per mio fratello e la mia testardaggine.
Come al solito non abbiamo alcun tema da sviluppare, come al solito lasceremo che siano il nostro istinto e la nostra fantasia a tracciare la strada.
Ho un’idea che mi frulla per la testa da un po’ di giorni e vorrei riuscire a realizzarla, malgrado tutto quello che potrebbe provocarmi.
Oggi è il due novembre, ricorre la commemorazione dei defunti.
Io ho delle persone care da ricordare ed anche Gian, mi piacerebbe dedicare loro questo momento di spettacolo.
Vorrei farlo con il sorriso sulle labbra, ricordando le cose belle che abbiamo condiviso.
Improvvisamente il palcoscenico si riempie di galline…. No, non sono impazzita, sono proprio galline…..
Sconcertata guardo mio fratello…… “Gian, ma che ti sei messo in testa?? Mica penserai che io adesso…….”
O cielo, ora è tutto chiaro….. Ale, il mio carissimo Ale è qui…..
Vedo quel ragazzo bellissimo, di nuovo pieno di ricci, con il sorriso che lo ha contraddistinto fino alla fine dei suoi giorni, rincorrere i bipedi….. mi avvicino…. “ti aiuto?” gli domando timorosa.
“Simona…… ma che scherzi??? Non sei mai stata capace, abbracciami e basta!! No…. Niente lacrime…. Sono felice sto bene e non ho nulla da perdonarti!”.
Bene, mi rivolgo verso il pubblico, incredibilmente serena, prendo mio fratello per mano ed Ale sottobraccio: “Signori, va in scena la vita….. il passato si congiunge al presente, il presente guarda al futuro!!!”
Applausi a non finire…. La scenetta di Ale e Gian che inseguono le galline è quanto mai esilarante ed ancora di più l’imitazione che il mio vecchio amico fa delle stesse.
Guardo verso il pubblico soddisfatta, in prima fila colpisce il mio sguardo un terzetto: una donna bellissima, magra, alta, occhi azzurri, colore dell’acqua, cappello a falde larghe, elegantissima.
Poi una classica matrona, capelli raccolti sulla nuca, rotondetta, bassina con lo sguardo più buono che si possa immaginare.
Infine lui….. sguardo fiero, alto, bello, forte….. somiglia molto alla prima delle donne descritte.
Li riconosco e non potrebbe essere diversamente, non distinguo bene i due uomini che abbracciano le mie nonne, ma del resto non li ho mai conosciuti.
Corro verso di loro e mi lascio soffocare dai loro abbracci: Nonna Ida mi regala la camicia che mi scaldava sul suo seno quando ero neonata mentre nonno mi accarezza i capelli….. Nonna Augusta mi racconta delle avventure a casa del Principe Brancaccio e nonno le fa il verso dietro divertendosi da matti….. Zio Silvio, con fare severo e gli occhi sorridenti, mi dice…. “sempre la solita casinara” dandomi un buffetto.
Chiedo loro di salire sul palco e mentre lo fanno intravedo tra la folla altri due zii che mi hanno lasciata, insieme alla moglie di un altro fratello di mamma.
Il gruppo si allarga….. chiedo a Gian di controllare, sono certa che ci sia qualcuno anche per lui….. sorride, ed io osservo una signora che con la mano fra i denti, come a dire “se ti prendo…..”, guarda mio fratello con amore infinito….
Mi accosto a lui ed in un orecchio gli sussurro “Zia vero?”…. lui annuisce….
Vedo che, con lei, si fanno avanti anche un vecchietto dolcissimo ed un bimbo…. Devono essere Nonno Poldo e Paolo.
Il palcoscenico è stracolmo, ma mai quanto i nostri cuori.
Viene imbandita una tavolata incredibile e non posso non divertirmi a guardare Zio Porfirio che cerca da mangiare nei piatti di chiunque. Gli spettatori continuano ad apprezzare moltissimo.
Tengo ancora la mano di mio fratello stretta nella mia….. “lasciamo il pubblico con i nostri cari, vieni, godiamoceli da lontano.”
Lo sguardo di Gian è fermo, immobile, non sembra mi stia ascoltando, è perso nei suoi pensieri.
“Che c’è, che succede……?”
“Simo, perché non ci sono? Perché le persone che più di tutte ci sono state vicine non sono qui oggi?”
Ha ragione, i nostri genitori non ci sono.
“Controlliamo bene, dai, ti pare che mancano proprio loro a questa splendida festa?” cerco di tranquillizzare lui e me stessa.
No, non sono tra la folla e neppure intorno al tavolo.
“Simo, io chiedo a Nonno Poldo…”
“Bravo io vado da Nonna Ida”
Ci separiamo dirigendoci verso i nostri cari.
Ci accolgono coccolandoci, neppure fossimo due bambini, ma non riusciamo a cavare un ragno dal buco.
Gian mi chiama ed io mi avvicino…… “non capisco, eppure un motivo deve esserci”.
Continuiamo a guardarci sempre più spaesati…… poi la folla si apre ed un terzetto si avvicina…. Due uomini ed una donna….. camminano con fare deciso, ma lo sguardo è strano.
Facciamo per avvicinarci a loro ma ci fermano…… “Buoni, tutti e due, state lontani, dobbiamo dirvi qualcosa”.
Il padre e la mamma di Gian si avvicinano a me, separandomi da mio fratello e mio padre si accosta a lui.
In questo momento ci sono tre persone a separarci, impedendoci anche di guardarci negli occhi.
È la mamma di mio fratello a prendere la parola: “Simo, io ti voglio bene come ne voglio a mio figlio, sei una bella persona e sono felice che Gian ti abbia incontrata, ma attenta, stai esagerando con le paure, le nevrosi, le insofferenze. Lo soffochi e non se lo merita!!!”
Poi prende la parola suo marito: “Ehi Tacco venti…. Tu sei proprio romana, viene fuori da tutto quello che fai, da come vivi, da come affronti tutto. Vivi ogni situazione a mille e non accetti compromessi, ricordati che tu e tuo fratello siete vissuti in due contesti completamente differenti, non potete pensarla e reagire allo stesso modo…. Quello che per te è naturale, spesso per lui è illogico…..”
Ecco, tocca a papà: “noi ci siamo già conosciuti Jolly, ti chiedo solo una cosa, non farla star male. Non permettere a niente e nessuno di ferirla, ma soprattutto non farlo tu. È terribile, non dirlo a me, la conosco bene, ma ha un cuore immenso ed una gran voglia di vivere….. “
Si allontanano e consentono ai nostri sguardi di incrociarsi di nuovo, ma non abbiamo nulla da dire o da aggiungere, loro leggono i nostri cuori…..
Io mi butto fra le braccia di papà, mi prendo quell’abbraccio che non ricordo di aver mai avuto in vita.
Gian fa lo stesso con i suoi.
Poi l’abbraccio diventa a cinque…. Ci prendiamo altre coccole dalla mamma di Gian…. Lui un po’ di rimbrotti dal padre e da mio padre…. Ma siamo felici.
Ci sediamo a tavola con gli altri….. festeggiamo tutti insieme.
Il pubblico applaude l’amore.



lunedì 13 febbraio 2012

Il sorriso nel cuore


Oggi c'è il sole: è vero fa freddo, 
ma almeno c'è il sole!!!
Non ho idea di che giornata mi aspetti, 
ma mi prenderò tutto quello che viene,
col sorriso sulle labbra ed una gran voglia di fare!!!
Chiusa una porta, normalmente, si apre un portone,
starò attenta e ci entrerò convinta!!
Non esiste niente e nessuno che possa cambiare la mia vita,
quella che sono, la mia essenza!!
Esco di casa col sorriso sulle labbra,
so che tornerò con lo stesso sorriso, 
sperando rimanga nel cuore!!!